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L'ITALIA DELLO SHOPPING Il vento del Nord soffia contro gli outlet Dopo Cota anche Zaia si oppone all'espansione dei centri
commerciali a difesa dei piccoli negozi e dei centri
storici
L'ITALIA DELLO SHOPPING
Il vento del Nord soffia contro gli outlet
Dopo Cota anche Zaia si oppone all'espansione dei centri
commerciali a difesa dei piccoli negozi e dei centri
storici
L’ultimo, gigantesco outlet l’hanno aperto a Mondovì,
provincia di Cuneo: 85 negozi, più la gelateria, il
self-service, la pizzeria, il fast-food, il ristorante,
la caffetteria; le cascine finte, i portici finti con il
golf sul tetto, e «Power Station» con le pompe di
benzina; di che mandare in rovina i piccoli
commercianti, zoccolo duro della Lega. Eppure, alle
ultime regionali, aMondovì la Lega ha avuto un balzo
impressionante: 23,5%, primo partito, con Cota sopra il
50 e la Bresso sotto il 45. Perché i centri commerciali
mettono in difficoltà i commercianti leghisti; ma sono
leghisti pure molti clienti. A Serravalle Scrivia, sede
del più grande outlet d’Europa, invece ha vinto la
Bresso; la Lega però ha superato il 14%. Qui la
sostituzione della piazza e del paese con il centro
commerciale è completa: gli abitanti portano all’outlet
i cani e i bambini, visitano la «Hall of Fame» con le
foto degli ospiti illustri - Gigi D’Alessio e Lele Mora,
Nina Moric e Barbara Chiappini -, e quando sotto i
similportici ricevono una telefonata - «dove sei?» -
rispondono: «A Serravalle».
Ora il nuovo governatore Cota
ha stabilito che così non si può andare avanti.
Un’ordinanza dovrebbe bloccare sei progetti: una nuova
apertura e cinque ampliamenti. «Avrebbero dato il colpo
di grazia ai negozi di vicinato e ai mercati rionali» ha
spiegato l’assessore che l’ha firmata, William Casoni,
Pdl. Ma la più alta concentrazione di centri commerciali
non è in Piemonte. È del Nord-Est il primato nel
rapporto tra abitanti e metri quadri di grande
distribuzione. Il «Veneto Designer Outlet» è a Noventa,
in provincia di Vicenza: qui Zaia ha preso il 64,3% e la
Lega supera il 35; ben sopra il Pdl, tre volte il Pd.
L’«Outlet Unieuro» è invece in un’ex zona rossa,
aMarcon, in provincia di Venezia. Qui ancora alle
regionali 2005 il candidato di centrosinistra Carraro
aveva staccato Galan di undici punti. Stavolta Zaia ha
vinto 52 a 37, e la Lega è arrivata al 28. Anche in
Veneto, commercianti leghisti preoccupati dai
megamarket, ed elettori leghisti che vanno a farci la
spesa o a passare la domenica con le famiglie. Che farà
il nuovo governatore? «Da noi il problema è già superato
dalle regole del mercato - risponde Luca Zaia -. Il calo
dei clienti dei centri commerciali è costante. La Lega
ha fatto la battaglia in passato, quando il piano
commerciale del Veneto che prevede un centro ogni 150
mila abitanti è stato ampiamente disatteso: in alcune
zone ce n’è uno ogni 30 mila».
I veneti si sono ingegnati:
la legge distingue il «centro commerciale», con un unico
ingresso, dal «parco commerciale», capannoni con
ingressi separati; il primo vende scarpe, il secondo
attrezzi per il bricolage, il terzo vestiti, il quarto
vini e cibi, un tunnel li collega e la norma è aggirata.
«Ma ora le cose stanno cambiando - dice Zaia -, come per
i capannoni industriali: ne hanno costruiti troppi, e
ora tanti sono vuoti. Il Veneto è terra di piccoli
paesi: 581 comuni, tremila abitanti di media. Siamo
fatti per l’osteria e il negozio sotto casa, la vita a "
chilometro zero"; non per il moloch da metropoli
postindustriale. Abbiamo 62 milioni di turisti l’anno,
di cui soltanto 13 a Venezia: dobbiamo rafforzare il
sistema commerciale nei borghi medievali e nelle città
murate, aiutare la pizzeria e il negozio di
abbigliamento, il banco di souvenir e il ristorante
tipico». Dice Zaia che la priorità della giunta
regionale è una nuova legge per i centri storici.
«Troveremo il modo di dare sollievo ai piccoli
commercianti, con gli incentivi, con l’esenzione dalle
tasse regionali. In cambio dovranno abbassare i prezzi:
perché vanno capiti anche i consumatori, che cercano il
centro commerciale per comprare una t-shirt a 8 euro
anziché 80, per prendere un hamburger con pochi soldi
anziché delikatessen da gourmet che non si possono
permettere. Io invece sogno che i veneti tornino
amangiare i loro piatti tipici nelle osterie, a prezzi
umani. Mi piace il consumo identitario, legato ai
prodotti locali, attento alla qualità. Una fetta di
salame, un pezzo di formaggio comprato dal negoziante
sotto casa, che ha servito i nostri padri e i nostri
nonni, ha un altro sapore». Di questo passo, ci si dovrà
occupare della crisi dei centri commerciali; che è una
delle motivazioni con cui la giunta piemontese prepara
la stretta, appunto per salvare i gestori dei megamarket
che già ci sono.
Zaia sostiene che anche nel campo
della grande distribuzione bisogna distinguere: «Un
conto è l’imprenditore locale, che investe sul
territorio. I soldi spesi da lui bene o male restano
nella comunità. Un altro conto sono gli outlet aperti
dalle multinazionali. Chi fa acquisti là remunera
investimenti di fondi californiani o di magnati
stranieri, e spesso cade vittima dell’illusione di
spendere meno, per poi scoprire desideri che neppure
sapeva di avere. E poi queste città finte tendono a
diventare "down-town", con gravi problemi di sicurezza
come le città vere, comprese, la sera, droga e
prostituzione. Lo so che tante famiglie ci vanno nel
weekend, perché non sanno cosa fare. Ma preferisco
imitare Klagenfurt, che ha trasformato la sua
archeologia industriale in una serie di piccole
botteghe. E diffondere l’esempio di Mestre, dove con il
nuovo Centrobarche è nato un quartiere pedonale dove i
veneziani di terraferma vanno a comprare i prodotti
tipici». Anche la grande distribuzione, però, si sta
adeguando alla filosofia del «chilometro zero». Nella
piazza artificiale di Mondovicino c’è la gastronomia
«Eccellenze del Piemonte», con la toma di Murazzano, la
robiola di Roccaverano, il dolcetto di Dogliani e gli
altri prodotti che piacciono al Carlin Petrini di
Slowfood. E accanto alle cascine finte ce n’è una vera,
la Cascina Viot, riadattata a sede per mostre «di
artisti del posto» o almeno collegati con l’ormai
inevitabile «territorio».
Aldo Cazzullo |


