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Immigrati, Frontex trucca i dati E ci rifila tutti le
carrette del mare
articolo pubblicato giovedì 14
ottobre da ILGIORNALE.it di
Francesco De Remigis
Quando il Frontex intercetta le carrette del mare, le fa
approdare tutte in Italia. E poi si vanta del calo degli
sbarchi: ma è tutto merito degli accordi Roma-Tripoli
Se gli ingressi illegali via mare hanno subìto una
flessione, sarebbe merito di una missione Ue che guarda
a vista i paesi rivieraschi, almeno secondo il rapporto
trimestrale dell’Agenzia Frontex, che coordina i
pattugliamenti nel Mediterraneo e sventola successi. Ma
in realtà meriti non ne ha molti l’Europa, che in
materia di immigrazione clandestina sta creando
all’Italia soltanto grattacapi. Ciò che non funziona è
proprio l’organismo, che dovrebbe occuparsi di ridurre
gli sbarchi e che invece porta spesso in Italia
clandestini che sarebbero diretti altrove.
Che cos’è dunque Frontex, che il ministro dell’Interno,
Roberto Maroni, ha definito un altro «eurocarrozzone»?
Proviamo a capire, soprattutto, perché i pattugliamenti
funzionano al meglio quando l’Italia agisce in
solitaria: 90 per cento degli sbarchi in meno rispetto
all’anno precedente dall’inizio dei respingimenti nel
2009. Mentre nel corso di operazioni coordinate da
Frontex, i clandestini vengono portati sulle coste
italiane anche da altre nazioni, e non sempre
immediatamente rimpatriati. Secondo le linee guida del
testo europeo, i funzionari dovrebbero procedere, come
prima opzione, allo sbarco delle persone nel Paese da
cui l’imbarcazione è partita. Ma se la nave ha raggiunto
le acque territoriali, è sufficiente che una persona a
bordo esprima la volontà di chiedere asilo in uno dei 27
paesi Ue, ed ecco che si getta l'ancora in Italia e si
avviano le procedure.
Da quel momento la domanda sarà a carico della Penisola,
come pure il contributo quotidiano di circa 17 euro per
quarantacinque giorni che spetta ad alcuni richiedenti,
con buona pace dei paesi che avrebbero potuto
accoglierli. Certo non la Grecia, che ai possibili
rifugiati pone i paletti più rigidi di qualsiasi altro
stato dell’Unione. Tantomeno la Turchia, che ai migranti
extraeuropei non concede neppure il modulo per lo
status.
Che cosa succede dunque a pochi chilometri dalle nostre
coste? E come mai le operazioni congiunte si rivelano
spesso sfavorevoli per l’Italia? Secondo gli ultimi
rapporti dell’intelligence, i barconi, più spesso
«barchini», vengono danneggiati di proposito dagli
immigrati, dotati di piccoli gps capaci di segnalare
l’ingresso in acque territoriali italiane, facendosi
avvistare al momento giusto. Le linee guida di Frontex
dicono infatti che i clandestini, superato il confine,
devono essere soccorsi e portati nel porto europeo più
vicino; anche se dichiarano di essere diretti in Francia
o in Danimarca.
Secondo punto. Sbarcati in Italia, la volontà di voler
chiedere asilo in un altro stato non conta. La domanda
sarà raccolta dalle autorità italiane. Da quel momento,
il migrante è a carico della Penisola, potendo decidere
se presentare domanda di asilo, se restare in Italia per
un periodo di circa sei mesi – tempo medio di
valutazione delle richieste – oppure se essere
rimpatriati. Ma a carico dello Stato «ospitante».
Su questo tema, il ministro dell’Interno ha chiesto che
sia l'Agenzia a sobbarcarsi i costi dei «richiedenti
asilo», almeno a seguito dei pattugliamenti Frontex;
viste le lacune della normativa europea e visti i
differenti approcci alle domande di asilo. Maroni ha
chiesto un contributo per i voli «di rimpatrio
congiunto» e nel 2011 l’Agenzia dovrebbe organizzare tra
i trenta e i quaranta voli (non solo dall’Italia).
Maroni chiede poi l’istituzione di Centri di
identificazione europei, perché anche il trattenimento è
a carico nazionale. I soldi ci sarebbero: Frontex
dispone di 88,2 milioni di euro per 2011. Ma anziché
procedere al «riesame» degli obiettivi dell’Agenzia,
come si legge nel piano pluriennale definito l’anno
scorso, l’Ue tergiversa. Ennesimo sollecito settimana
scorsa. Italia e Francia hanno indirizzato alla
presidenza di turno una lettera per discutere la
gestione degli immigrati «a livello unitario e non dei
singoli stati». Ma anziché orientare le risorse verso
questi progetti, Frontex ha impegnato il 41 per cento
dei fondi in analisi di lungo periodo, tagliando le
spese «operative» del 14. Se non sarà modificata la
normativa in tempi brevi, rendendo i pattugliamenti più
operativi come ha proposto il Viminale, le operazioni
congiunte continueranno a rivelarsi un fallimento.
Rischio paventato anche dal direttore esecutivo
dell’Agenzia, il finlandese Illka Laitinen, che in
un’intervista ha riassunto così il malfunzionamento di
Frontex: «Abbiamo più risorse per combattere il
fenomeno, ma finiamno con l’attirare i barconi dei
trafficanti». A spese dell’Italia. |

