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Stop agli immigrati: ora a dirlo è la Caritas "Troppi
arrivi, rischiamo un conflitto etnico"
di
Orlando Sacchelli mercoledi 12 gennaio 2011 pubblicato
dal Giornale.it
L'allarme è stato lanciato dal direttore della Caritas
di Venezia, don Dino Pistolato: "Diciamo no ai centomila
nuovi arrivi previsti dal nuovo decreto flussi". Il
vicesindaco di Milano De Corato: "Smontati i buonismi".
Le richieste della Cei:
"Cittadinanza, flussi regolari e legge sull'asilo"
Milano
- Centomila nuovi stranieri nel Veneto - quelli che
potrebbero arrivare col nuovo decreto flussi - sono una
bomba a orologeria. C'è il rischio di alimentare la
piaga del lavoro nero scatenando una pericolosa guerra
tra poveri. A lanciare l'allarme, creando non pochi
imbarazzi a sinistra - ma non solo - è la Caritas di
Venezia, come riportato oggi da un quotidiano. Don Dino
Pistolato, direttore della Caritas del capoluogo veneto,
fa sapere che in una situazione economica difficile come
quella attuale sarebbe meglio dire "no al nuovo decreto
flussi". La forte - e per certi versi sorprendente -
presa di posizione parte da una constatazione numerica:
con centomila stranieri in più rischieremmo di
appesantire una situazione tutt'altro che rosea. E il
rischio sarebbe quello di "aprire un conflitto etnico e
umano". Una guerra tra poveri pericolosissima. Da Roma
il direttore della Fondazione Migrantes (promossa dalla
Cei), monsignor Giancarlo Perego, smorza un po' i toni.
Anche se non fa mancare la sua critica al governo.
Abbiamo cercato di approfondire l'argomento contattando
alcuni autorevoli esponenti che gravitano nell'area
cattolica, insieme ad altri impegnati nel sociale. Ma
ovunque ci è parso di cogliere un forte imbarazzo. Da
Venezia a Roma le uniche risposte che ci sono state date
sono queste: "Richiami domani", "mi scusi devo
approfondire la notizia" o addirittura "non ho ancora
letto i dati, non so risponderle".
Poi la Caritas precisa
Resosi conto della clamorosa portata della notizia don
Pistolato "a scanso di interpretazioni malsane" precisa
il governo provveda a sanare la posizione degli
immigrati presenti sul territorio, che vivono in
condizioni di estrema precarietà a causa della crisi.
Non sostengo, come qualcuno mi vorrebbe far dire, che
sono per il rimpatrio degli immigrati, a seguito della
crisi occupazionale, ma proprio il contrario: bisogna
accogliere gli extracomunitari in condizioni di dignità
e questo non si può fare con l’arrivo di 100 mila
stranieri anche perché abbiamo tanti immigrati che hanno
perso il lavoro le cui famiglie si disgregano per colpa
dei rimpatri".
Zaia: no ai nuovi flussi
Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, risponde
così alla Caritas di Venezia: "No ai flussi, ma no anche
alla sanatoria, a meno che non sia esclusivamente per le
badanti". Il Veneto condivide le strategie della
solidarietà e del volontariato a favore degli immigrati,
"anche quelle della Caritas", ma è una regione in cui "i
cittadini sanno che ormai sempre più spesso i numeri non
tornano più". Zaia ricorda anche che "in ogni società
c’è un punto di equilibrio che non dev’essere
oltrepassato. Oltre un certo limite - dice - la
pressione degli immigrati favorisce problemi non più
affrontabili dalla sola società, come quello del lavoro,
della scolarità e dell’ospitalità".
Sanatoria per le badanti
"E' un argomento delicato e complicato - aggiunge Zaia
-. Sì al necessario, penso alle badanti, dico no
all’improvvisato. Magari a un lavoratore arrivato ieri
che voglia sanare la propria posizione creando
concorrenza a un veneto in attesa da tempo. Camminiamo
dunque con i piedi di piombo non con volontà di chiusura
ma con quella di volerci guardare dentro fino in fondo".
Il vicesindaco di Venezia: ha ragione la Caritas
"Don Dino Pistolato - commenta il vicesindaco ed
assessore ai servizi sociali del comune di Venezia,
Sandro Simionato - purtroppo fotografa una realtà: la
sempre maggiore difficoltà che abbiamo a gestire una
situazione difficile sul fronte dell’immigrazione. E'
una presa di posizione che ha un peso importante perché
la Caritas non è certo l’ultima organizzazione che si
occupa dei temi dell’immigrazione. La sua è una voce
autorevole: le difficoltà ci sono tutte a causa della
crisi economica e dell’occupazione che colpisce i
lavoratori e le famiglie sia italiani che immigrati. E
questi ultimi sono l’anello debole".
Migrantes: manca incontro domanda-offerta
"Il nuovo decreto flussi - rivela monsignor Perego - pur
nelle novità positive di quest’anno, come l’attenzione
ai migranti di origine italiana e la distribuzione delle
quote alla luce delle domande, fatica ancora a
rispondere alla necessità di un incontro tra domanda e
offerta di lavoro, risultando alla fine di fatto una
regolarizzazione soprattutto delle persone straniere
presenti nel nostro territorio". Secondo Perego occorre
una particolare "attenzione sociale al mondo degli
immigrati precari che hanno perso il lavoro, attraverso
una sorta di ripensamento della cassa integrazione
connessa anche a un permesso di soggiorno per ricerca di
lavoro, per evitare un passaggio al lavoro nero e alla
irregolarità di persone e famiglie".
Scuola e dialogo
E nella prospettiva di una reale integrazione è
necessaria - secondo Migrantes - anche "una riforma
della scuola con al centro l’interculturalità, che
chiede di investire in percorsi di accompagnamento
all’ingresso alla scuola ma anche in percorsi di
insegnamento interculturale". Ma cosìè che può davvero
aiutare l’integrazione? Perego ha citato l’attenzione a
un dialogo religioso, che sappia valorizzare l’unità su
alcuni temi (pace, giustizia, salvaguardia del creato),
il diritto ai luoghi di culto, il dovere di un rispetto
delle differenze".
De Corato: smontati i buonismi
"La parole della Caritas di Venezia - dichiara il vice
sindaco e assessore alla sicurezza di Milano, Riccardo
de Corato - smontano tanti buonismi. Perché sono
l’esatto opposto della politica delle porte spalancate
che da tante parti, a sinistra come in parte dello
stesso mondo cattolico, viene irresponsabilmente
sbandierata. E confermano come, di fronte a un fenomeno
epocale capace di mutare il volto identitario delle
città, si debba procedere con razionalità. E se la voce
di allarme arriva dal Veneto dove, dice la Caritas, gli
stranieri sono il 10% della popolazione tanto più è
lecito suonare il campanello di allarme per Milano dove
1 su 6 non è italiano e, secondo i dati dell’ufficio
Statistica del Comune, in trent’anni, gli immigrati sono
passati dall’1.3% al 16.1%, una crescita dell’854%. E
quando i numeri diventano ingovernabili la deriva si
chiama xenofobia e razzismo".
La situazione di Milano
"Oggi la nostra città - spiega De Corato - ha una
prevalente componente afroasiatica, 122.685 presenze su
circa 212 mila residenti (75 mila asiatici e 47 mila
africani). Solo trent’anni fa, secondo l’ufficio
Statistica del Comune, erano 5442 (2983 asiatici, 2459
africani). Una crescita impressionante, +2154%. Che
comporta per gli enti locali enormi spese per il
welfare, assistenza sanitaria, case popolari, servizi
per la scuola e la famiglia, attività di sostegno alle
fragilità. Uno sistema che rischia di andare in tilt. I
conflitti e le tensioni che si stanno maturando nel
Nordafrica e in Medio Oriente - sottolinea infine De
Corato - rischiano di produrre nuove ondate di
clandestini. Che sono ben 50 mila a Milano secondo una
stima della Cgil. E grazie a una sentenza della
Consulta, che con quella decisione vorrebbe tutelare gli
indigenti, sono ormai di fatto inespellibili".
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