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Il Prodi leader di sinistra che si mette in tasca tre
pensioni al mese
di
Mario Giordano
articolo pubblicato da ilgiornale.it
il 31/03/2011
L’ingordigia di Prodi: 5283 euro come ex presidente
della Commissione europea, 4725 euro come ex
parlamentare e 4246 come ex professore universitario. Da
Scalfaro a Violante, da Cossutta a D’Antoni, ecco la
casta che accumula rendite d’oro a vita
nella foto l'ex presidente del consiglio Romano Pro
Prodi prende oltre 14mila euro di pensione al mese.
Anzi: pensioni. Al plurale. Eh sì, perché il Professore
di vitalizi ne incassa addirittura tre: uno da 5.283
euro come ex presidente della Commissione europea, uno
da 4.725 euro come ex parlamentare e uno da 4.246 come
ex professore universitario. Totale 14.254 euro lordi.
La somma lo deve imbarazzare non poco. E infatti poco
tempo fa, in una dichiarazione Ansa del 24 novembre
2010, si è abbassato l’assegno previdenziale,
esattamente come le donne si abbassano l’età: citava
sì correttamente i 5.283 della commissione europea, ma
poi parlava di 1.797 euro lordi da ex parlamentare e di
2.811 lordi come ex professore universitario, mostrando
una prematura ma quantomai conveniente smemoratezza
senile: in realtà quelle cifre cui lui si riferisce sono
al netto. E al lordo corrispondono appunto a 4.725
(esattamente 4.725,04) e 4.246 (esattamente 4.246,43)
euro mensili.
Tutti strameritati, per carità: non c’è trucco, non c’è
inganno. Ma allora, perché, Professore, dire le bugie? A
sfrucugliare nei meandri della previdenza italiana si
fanno scoperte assai interessanti. Per esempio, il
cumulo di vitalizi d’oro è una consuetudine piuttosto
diffusa, anche fra coloro che fanno professione di
pauperismo operaio. Prendete il vecchio Cossutta: l’uomo
dei rubli incassa una pensione Inps dal 1980, cioè
dall’anno in cui a Mosca c’era ancora Breznev, Aldo
Maldera era il capitano del Milan e Bobby Solo a Sanremo
cantava «Gelosia». E lo sapete perché incassa quella
pensione? Grazie alla famosa legge Mosca, con cui
l’odiato Stato borghese ha riconosciuto a dirigenti di
partito e sindacalisti contributi mai versati. Dal 2008,
poi, il tovarisc Armando di pensioni ne riceve due:
all’assegno dell’Inps unisce infatti il sostanzioso
vitalizio parlamentare, 9.604 euro lordi al mese, una
cifra che è quasi una beffa per il compagno operaio.
Ma tant’è: per non farsi mancare nulla, al momento di
lasciare il Parlamento, dove aveva piantato le tende da
ben 10 legislature, Cossutta ha anche incassato una
liquidazione monstre pari a 345.744 euro, pudicamente
definita «assegno di solidarietà». Eccome no:
solidarietà. Ma con chi? Con il suo conto corrente? Due
pensioni riceve anche Luciano Violante: 9.363 euro lordi
come ex parlamentare e 7.317 come ex magistrato, per un
totale di 16.680 euro lordi al mese. Tre pensioni riceve
l’economista finiano Mario Baldassarri, che con Prodi
condivise la famosa seduta spiritica sui colli bolognesi
durante il rapimento Moro: diventato presidente della
Commissione finanze, non ha fatto un gran che per
risanare i bilanci pubblici, ma per quel che riguarda i
bilanci privati, beh, non si può certo lamentare. Due
pensioni vanno in tasca al compagno Giovanni Russo
Spena: quella parlamentare ( pari a 5.510 euro netti dal
2008) si va a sommare a quella da professore
universitario (2.277 euro netti dal 2002, cioè da quando
aveva 57 anni), per un totale di quasi 8mila euro netti.
Sommano una pensione all’indennità parlamentare sia
Rocco Buttiglione (3.258 euro netti come professore
universitario dal 2007) sia Franco Marini (circa 2.500
euro grazie alla legge Mosca dal 1991, cioè da quando
aveva 57 anni). Ancor più giovane è andato in pensione
Sergio D’Antoni, deputato del Pd, vicepresidente della
commissione Finanza, già sindacalista assai favorevole
ai rigori sulla previdenza altrui: prende una pensione
Inpdap di 5.233 euro netti al mese (8.595 euro lordi al
mese, 103.148 euro lordi l’anno) dal 1º aprile 2001,
cioè da quando aveva 55 anni. Ma il bello è che la
pensione è stata liquidata sulla base di (udite bene) 40
anni di servizio. 40 anni di servizio? A 55 anni? E
dunque D’Antoni era in università a 15 anni? E faceva
già il docente? Possibile? Forse siamo davanti a un
genio precoce della scienza giuridica e non ce ne siamo
mai accorti? Si badi bene: lo scandalo qui non sono
tanto i 5.233 euro netti di pensione Inpdap (che pure
non sono pochi per un sindacalista che ha sostenuto la
necessità di tagliare le pensioni dei lavoratori) e
nemmeno il fatto che essi vadano a sommarsi senza colpo
ferire all’indennità parlamentare.
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